Notizia inviata da Noemi

IL SECOLO XIX
22/04/2007 
     
Quarto, scatta l'allarme per il killer di cani e gatti il caso "Pastone" 
avvelenato uccide due animali vicino ai giochi dei bambini 
     
Edoardo Meoli

Genova - Biscotti, forse carne in scatola, sostanze zuccherine: tutto 
mescolato con il pane. Una golosità per qualsiasi cane a spasso con il 
padrone o randagio. Ma il classico pastone (una vera montagna di cibo), 
lasciato da mani ignote all'interno del posteggio di via Maggio, a 
Quarto, è stato farcito con un potente veleno: forse un diserbante o, 
comunque, una sostanza chimica. 
Un boccone mortale, sistemato come un'esca tra due grandi alberi, in 
una zona molto frequentata per la passeggiatina da molti proprietari 
canini, a due passi dall'area verde della Provincia, frequentata anche 
dai bambini.
Due cani randagi hanno ingurgitato il pastone avvelenato e non sono 
sopravvissuti. Mentre è già scattato il passaparola tra gli abitanti 
e i frequentatori della zona, non lontano da corso Europa, per 
verificare se qualche altro animale si sia sfamato con il cibo 
avvelenato.
Ad accorgersi della presenza del pastone killer è stato, nel primo 
pomeriggio di venerdì, Olivio Baldazzi, che per pura combinazione è 
anche il legale dell'Enpa (ente nazionale per la protezione degli 
animali). L'avvocato animalista, che abita proprio in via Maggi, 
aveva portato i suoi due cani a scorazzare all'interno del 
posteggio di via Maggio: «Ero a passeggio con i miei due cani 
- racconta - entrambi sono stati attratti dal pastone e ne hanno 
mangiato una discreta quantità. Purtroppo me ne sono accorto tardi 
e quando ho visto quello che facevano li ho tirato via». 
Sulle prime, Baldazzi ha pensato a cibo avanzato e lasciato da 
qualche persona con scarso senso civico. Ma dopo qualche minuto la 
situazione è precipitata. Le bestiole hanno iniziato a stare male, 
contorcendosi dal dolore fino a perdere quasi conoscenza.

Baldazzi ha portato immediatamente gli animali presso il centro 
veterinario Enpa di via della Libertà. Immediato il ricovero e 
l'avvio di una potentissima cura farmacologica. 

Per dieci ore circa i due cani hanno lottato tra la vita e la morte, 
poi, fortunatamente, la cura ha funzionato sono stati salvati: 
«Senza una terapia d'urto, sarebbe sicuramente morti» - spiegano i 
veterinari.

L'allarme è scattato immediatamente, con tanto di indagine sul posto, 
che hanno confermato i timori dei primi minuti. Qualcuno ha cercato 
di avvelenare i cani di quella zona di Quarto. Riuscendo, a quanto 
pare, nell'intento con due randagi, trovati senza vita a breve 
distanza.

Parte del cibo avvelenato è stato prelevato e portato al laboratorio 
di analisi della Asl 3. Ma sul fatto che in via Maggio sia entrato 
in azione un killer degli animali (anche qualche gatto avrebbe potuto 
mangiare l'esca, si tratta di capire se sia accaduto), non sembrano 
esserci dubbi: «Non riusciamo a capire le motivazioni - dice Rosanna 
Zanardi, responsabile genovese dell'Enpa - forse i cani liberi danno 
fastidio a qualcuno». Nelle prossime ore, si cercherà di verificare 
se e quanti animali siano venuti in contatto con il veleno.
Tutta la zona di via Maggio è stata tappezzata con avvisi che 
invitano i proprietari di cani a stare molto attenti e di osservare 
le condizioni di salute del proprio cane. Naturalmente il pastone 
killer è stato coperto e reso inavvicinabile dagli animali, in 
attesa che gli addetti della Asl lo rimuovano.

Per quanto riguarda la tipologia di veleno, Zanardi esclude che si 
tratti di veleno per topi: «La reazione dei cani sarebbe stata diversa 
perché le esche per topi portano ad emorragie interne, mentre gli 
animali avvelenati non presentavano questi sintomi - dice - 
dall'odore che emana il pastone, sembra che sia stata utilizzata 
qualche sostanza chimica molto simile al diserbante».
Di certo chi ha compiuto un gesto tanto vigliacco è stato molto attento 
a non farsi scoprire e a "condire" il veleno in modo da ingannare il 
fiuto degli animali: «Il veleno è stato mescolato a una specie di zuppa 
fatta con biscotti, sostanze zuccherine e forse carne - aggiunge 
Zanardi - dunque, per qualsiasi cane, si trattava di un invitante 
banchetto».