I FOLLETTI CON LA CODA

Avete mai provato ad avere la casa invasa dai topini 
campagnoli? 

Sicuramente chi vive in prossimita' di campi, prati e 
boschi ha gia' fatto questa esperienza.  

Se da un lato comprendo che questi ospiti siano 
indesiderati, a causa dei danni che provocano, non 
riesco proprio a capire come mai molta gente provi 
un terrore irrazionale alla loro vista. 

Purtroppo questo problema viene spesso risolto con 
metodi crudelissimi (trappole a ghigliottina, veleni 
e colle). 

L’uomo si crede da sempre il padrone dell’universo, 
signore indiscusso della vita e della morte di tutti 
gli altri esseri viventi. 

Mai si soffermerebbe a riflettere sul fatto che lui 
stesso, con le sue abitazioni, coltivazioni, strade 
e quant’altro, ha invaso prepotentemente la casa di 
chi viveva li' prima dei lui. Raccomando a tutte le 
persone dotate di un minimo di sensibilita' di 
liberarsi dei topi usando trappole incruente, con 
le quali gli animali vengono catturati senza far 
loro del male, e possono poi facilmente essere 
allontanati dalle case. Sono molto efficaci, e parlo 
per esperienza, in quanto i topini campagnoli hanno 
tentato piu' volte di stabilirsi nella mia cantina. 

Entravano dalla finestra , e si insediavano proprio 
li', dove vanno tenute le scorte di patate, mele e 
castagne per l’inverno. 
Se si limitassero a mangiare una mela o una patata, 
la cosa sarebbe ancora accettabile, ma il problema 
e' che le rosicchiano tutte, facendole poi marcire. 

Le castagne invece le portano via una a una, per 
nasconderle nella loro tana. Cosi', malgrado la mia 
simpatia per questi folletti con la coda, mi sono 
vista costretta a catturarli con la trappola a 
gabbietta, per poi liberarli nei boschi di castagno, 
dove il cibo e' abbondante tutto l’anno. 

Ho dovuto trattenermi dal ridere in faccia a mio zio 
quando mi disse: "non ho mai visto come quest’anno 
cosi' tante castagne rosicchiate dai topi", proprio 
nel punto dove qualche mese prima ne avevo liberato 
un’intera colonia.  

Parecchi anni fa entro' nella mia cantina una topina 
gravida, e mi resi conto dei danni solo quando la 
prole fu in grado di uscire dal nido. Il primo che 
cadde nella trappola fu proprio un cucciolo. 

Era una rigida giornata invernale ed aveva appena 
nevicato.  Non ebbi il coraggio di portare 
all’esterno quell’esserino grande come un’unghia, 
tutto occhietti, orecchie e coda. 

Percio' lo misi in una gabbia munita di casetta. Nei 
giorni successivi catturai tutti i suoi fratelli 
(che nel frattempo erano un po’ cresciuti) e la 
mammina, che liberai come sempre nel bosco. 
Piu' tardi, quando si sviluppo' la mia coscienza 
animalista, provai un grande rimorso per quel topino 
a cui avevo tolto la liberta' e che visse due anni 
in camera mia (purtroppo questi animaletti vivono 
cosi' poco....). 

Ma mi consola pensare che quella gabbia non era a 
chiusura ermetica, e che a volte se ne andava a 
zonzo. Quando lo sentivo correre sotto i mobili, 
bastava che togliessi il coperchio della gabbia, 
e lui non tardava a entrare nella sua casetta che 
ormai considerava la sua tana. 

Non sempre mi accorgevo immediatamente delle sue 
libere uscite, ed ha avuto diverse occasioni di 
porte e finestre aperte, ma stranamente non ha 
mai voluto andarsene. 

Chissa' cosa ha spinto quel piccolo roditore a 
rinunciare alla sua vita selvatica. Forse la 
certezza di trovare tutti i giorni pappa in 
abbondanza, o la sicurezza di sentirsi 
assolutamente protetto da qualunque predatore, 
o forse chissa' ..... 

un sentimento che noi umani non riusciamo a 
captare.


Silva Martinelli

Ponte Tresa