Cara Laura,
Sono una topofila convinta nonche' appartenente alla
religione dei "sorcisti", di quelle che non possono
dormire se non sentono un lieve zampettare e un
continuo rosicare nell'oscurita' della notte.
Attualmente convivo con due dolci e curiosi caviotti
di nome Tim & Tom.
La storia del povero piccolo Sticky mi ha estremamente
commosso e rattristato.
Per questo voglio condividere con te e con tutti gli
amici dei roditori e degli animali in generale, queste
due mie esperienze personali.
Un abbraccio solidale
Silva
L’ESSERE UMANO : UNA SPECIE DI CUI VERGOGNARSI !
Il mio amore incondizionato per tutti gli animali credo
faccia parte del mio codice genetico.
Infatti, gia' in tenerissima eta' mi aggrappavo al collo
di tutti i cagnoni che incontravo per strada, gettando
nel panico mia madre che, pur amando gli animali, ha
sempre avuto un certo timore per quelli di specie
canina.
Per questo motivo, tutti i miei amici, parenti e conoscenti,
chiamano me quando si presentano le piú disparate emergenze
riguardanti il mondo animale: un uccellino caduto dal nido,
i rospi che attraversano le strade in primavera, un piccione
con una zampina rotta, un riccio ferito da un’automobile......
Quel giorno mi telefonó un’amica per segnalarmi la presenza
di un topo malato:
E’ sull’altra sponda del fiume. Mi fa una pena tremenda!
Sicuramente finira' sbranato da un cane o ucciso a calci da
qualche scellerato....
Quel fiume a poche decine di metri da casa mia segna il
confine fra due nazioni e cosí, munita di guanti, scatolina
e borsa, nonché accompagnata dalla mia amica, dovetti recarmi
all’estero in soccorso dell’infortunato roditore.
Non fu difficile localizzarlo e nemmeno farlo entrare nella
scatola, anche se un po’ sottodimensionata per quella lunga
coda. Il problema era passare la frontiera.
Il nostro repentino andirivieni avrebbe pototo insospettire
le guardie di finanza, e non era proprio il caso di farsi
perquisire la borsa e cogliere in flagrante contrabbando di..
ratto appestato.
Perció siamo entrate controvoglia in una famosa gelateria e
abbiamo varcato la dogana leccando il nostro bel cono, alibi
piú che plausibile per la nostra corta escursione oltre
frontiera.
Giunta al mio domicilio ho aperto la scatola e mi sono subito
resa conto che la situazione era assolutamente disperata.
Si trattava di un topo di medie dimensioni, probabilmente un
giovane individuo, con un bel manto bruno e integro e il corpo
tondeggiante che lo rendeva simile a un riccio.
Negli occhietti lucidi un’immensa sofferenza.
Il musino ciondolante nell’immobilita' dell’agonia.
Dalla bocca usciva un filo di sangue, segno evidente che era
stato deliberatamente avvelenato con quelle orribili sostanze
che provocano emorragie interne.
Non ho potuto fare altro che offrirgli un po’ d’acqua in un
piccolo recipiente, che ha bevuto avidamente nell’intento di
placare l’arsura della febbre.
Poco dopo reclinó la testolina, trovando finalmente la pace
nella morte liberatrice.
Quella notte piansi.
Pensai ai milioni di topi che ogni giorno fanno quella fine
atroce nella totale indifferenza generale.
Pensai al cinico egoismo umano, che risolve qualsiasi
conflitto con le altre specie con metodi cruenti e
assolutamente irrispettosi della vita altrui.
Pensai che a questo mondo non c’e' posto per un povero topo
che solo chiede di essere lasciato vivere in pace.
D’altra parte cosa ci si puó aspettare da una specie cosí
feroce e vigliacca che per meri interessi economici non
esita a massacrare con ogni mezzo i suoi simili, inclusi
gli individui piú deboli e indifesi come i suoi stessi
cuccioli?
Il giorno seguente rinnegai la specie umana e chiesi asilo
politico al vasto mondo dei roditori.
Due porcellini d’India, di nome Tim e Tom, mi hanno adottato
ed ora faccio felicemente parte della loro famiglia.
Silva Martinelli
Ponte Tresa
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